Recitazione di Gianluca Regondi. <br /><br />Video di Maria Grazia Vai <br />Sulle note di Ludovico Einaudi <br /><br />Io vorrei, superato ogni tremore <br />giungere alla bellezza che mi incalza, <br />dalla rovina del silenzio, fonda, <br />togliere la misura della voce <br />e cantare all'unisono coi suoni; <br />stamparmi nelle palme ogni vigore <br />in crescita perenne e modulare <br />un attento confine con le cose <br />ov'io possa con esse colloquiare <br />difesa sempre da incipienti caos. <br />Vorrei abitare nel segreto cuore <br />centro d'ogni più puro movimento, <br />animare di me gli spenti aspetti <br />dei fantasmi reali e riplasmare <br />le parabole ardenti ove ogni grazia <br />è tocca dal suo limite. Variata <br />stupendamente da codesti incontri <br />numererò la plurima mia essenza <br />entro un solo, perenne, <br />insistere di toni adolescenti. <br />Nell'aperta misura delle ali <br />del più libero uccello, <br />nel vigore degli alberi, <br />nella chiarezza-musica dei venti, <br />nel frastuono puerile dei colori, <br />nell'aroma del frutto, <br />sarò creatura in un unico e diverso <br />principio, senza origine né segno <br />d'ancestrale condanna. <br />E so, per questa verità, che il tempo <br />non crollerà spargendo le rovine <br />dei violati contatti alla mitezza <br />del mio nuovo apparire, né la sacra <br />identità del canto verrà meno <br />ai suoi idoli vivi.