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Lampedusa: l'isola che non c'è

2013-11-15 8 Dailymotion

Finalmente il traghetto per Porto Empedocle lascia il molo di Lampedusa. Questi migranti siriani aspettavano da tanto tempo di poter partire.<br /><br />Sono fortunati, perché sono certi di poter chiedere lo status di rifugiati. Lo faranno in Italia perché i regolamenti europei vogliono così. <br /><br />Non è la soluzione ideale per loro, ma è sempre meglio che restare in un centro di accoglienza che scoppia per il sovraffollamento. <br /><br />Quindi oggi, malgrado tutto, è un giorno di festa e i disagi nessuno se li ricorda più: <br /><br />“Sono davvero felice – dice un’anziana donna – Tutti qui sono stati meravigliosi con noi. Meritano tutta la nostra stima.”<br /><br />“Non trovo le parole. Siamo così felici! – aggiunge suo nipote – Dio ci ha aiutato ad arrivare fin qui. Eravamo così stanchi dopo il viaggio per mare e i giorni qui al centro di accoglienza… Adesso spero in un futuro migliore”. <br /><br />Quello che si lasciano alle spalle è il Centro di soccorso e prima accoglienza di Lampedusa. <br /><br />La dicitura significa che, normalmente, chi arriva qui dovrebbe restarci al massimo tre giorni, il tempo di essere identificato e smistato altrove. <br /><br />In pratica, invece, la permanenza media è di 20 giorni, ma c‘è chi rimane un mese o più. <br /><br />Il centro è dunque sempre sovraffollato, in certi periodi fino al parossismo. <br /><br />Realizzato una decina di anni fa per 254 persone, quando lo visitiamo ospita oltre 600 migranti, e non è uno dei giorni peggiori. <br /><br />Ecco perché, quando arriviamo, un vasto gruppo di siriani è in sciopero della fame, perché hanno visto partire persone giunte al centro dopo di loro e questo ha fatto crescere l’esasperazione. <br /><br />Lo staff, assicura il direttore, fa il massimo, con mezzi che si sono anche ridotti nel tempo; solo qualche giorno fa l’Unione europea ha promesso nuovi fondi. Per ora, comunque, la tensione resta palpabile: <br /><br />“Di fronte al padiglione principale deputato ad accogliere gli uomini, il cosiddetto padiglione A2, è stato svuotato un intero altro padiglione speculare in termini di grandezza dove sono state alloggiate circa altre 200 persone – dice il direttore Federico Miragliotta – È chiaro che è una situazione di sovraffollamento: nei giorni scorsi abbiamo messo, con numeri ancora superiori, a disposizione anche i nostri mezzi, l’autobus piuttosto che i pulmini, per evitare che comunque la gente rimanesse sotto la pioggia”. <br /><br />Entriamo nel padiglione delle famiglie. Nel passato erano solo gli uomini a migrare, ora vengono sempre più famiglie, soprattutto dopo lo scoppio della crisi in Siria. <br /><br />Qui le telecamere non entrano facilmente e non possiamo filmare i volti: ognuno di loro è un potenziale richiedente asilo. <br /><br />Ci sono materassi per terra dappertutto, dall’ingresso ai corridoi, dovunque ci sia uno spazio disponibile. <br /><br />Vediamo poche coperte e le lenzuola, quando ci sono, sono del tipo usa e getta. I bagni sono pochissimi, la promiscuità è un gran problema, soprattutto per le donne: <br /><br />“Le donne non si trovano bene qui – dice una di loro – Ma oggi è già meglio di ieri, perché un po’ di gente è partita e c‘è un po’ più di spazio. Ieri abbiamo dormito tutti per terra, senza materasso né coperte. Sono stanca, non riesco a riposare”. <br /><br />Sempre più donne arrivano incinte o con bambini molto piccoli. Tragedia nella tragedia: molte gravidanze sono il risultato degli stupri subiti nel corso del viaggio. <br /><br />Così il centro si è dovuto adattare. Uno sgabuzzino è diventato una nursery ed è uno degli spazi in cui si avverte di più la precarietà della situazione. <br /><br />Qui non c‘è niente da fare, a parte aspettare. Solo per i bambini vengono organizzate delle attività. Ne fanno un po’ all’interno del centro e un po’ all’esterno, grazie al concorso di Save the children Italia e della Caritas. Il loro campo è un’esperienza pilota in Europa. <br /><br />Ogni giorno i bambini respirano due o tre ore fuori. Giocano, disegnano…Ed è proprio dai disegni che si capiscono i traumi che hanno subito: <br /><br />Massimo Merlino, di ‘Save the children Italia’ è uno degli animatori del progetto:<br /><br />“Abbiamo visto parecchi disegni di barche, disegni di navi in tempesta, con dei fulmini, della pioggia, o ad esempio questo disegno che è molto emblematico, rappresentativo di una nave in mezzo al mare stracolma di persone” <br /><br />Quest’anno i Guardia coste di Lampedusa hanno salvato già 13mila persone in arrivo con le carrette del mare. <br /><br />Con buone condizioni meteo e con una buona barca Lampedusa è a un’ora e mezzo dalla Tunisia e a tre ore dalla Libia. Ecco perché l’isola è la porta d’accesso dell’Europa. <br /><br />Per evitare che questi viaggi della speranza finiscano in tragedia i guardia coste devono tenersi pronti ad operare in 30 minuti, qui a Lampedusa sono anche più bravi. <br /><br />Giuseppe Cannarile è il comandante della locale Guardia costiera: <br /><br />“L’alta operatività a Lampedusa, vista l’esperienza maturata negli anni, ci consente anche di poter reagire in tempi nettamente minori, che si aggirano intorno ai 10-15 minuti”. <br /><br />In mare aperto entra in campo invece la Marina militare. Un mese fa è partita l

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