http://www.pupia.tv - Napoli. "In linea generale il governo non vuole i dissesti. Lo stesso decreto 174 parla in questo senso. D'altro canto c'è una carenza di cassa evidente, con la quale non si resiste". È un dilemma duro da sciogliere quello che pone il professor Federico Pica. Fu lui, da subcommissario, a curare il dissesto di venti anni fa, prima dell'era Bassolino. E' toccato a lui, oggi consigliere di amministrazione della Svimez, tenere una delle due relazioni al convegno sul dissesto organizzato dal gruppo di Ricostruzione Democratica, nel Palazzo comunale di via Verdi. <br /><br />"L'assessore Realfonzo l'aveva detto a suo tempo che occorreva andare al dissesto", dice Carlo Iannello, uno degli organizzatori. Pica precisa: "Qui si parla di un miliardo e 400 milioni, sono quelli denunciati nel piano di risanamento, e col dissesto la cifra aumenterebbe. Se consideriamo che le polemiche sull'Imu riguardano un gettito di 4-5 miliardi abbiamo un'idea del problema. D'altro canto la norma pone certe condizioni". Di sicuro il clima non è quello di vent'anni fa: "All'epoca — dice Pica — lo Stato ci mise 500 miliardi di lire a fondo perduto e il Comune, dall'insieme degli interventi, ricavò circa 2000 miliardi".<br /><br />"La situazione è molto difficile — conferma l'altro relatore, Massimo Villone, nel '93 capogruppo per il Pds — la relazione della Corte dei conti è molto pesante, non so se si è in condizione di raddrizzare la barca. Sembra un remake di vent'anni fa, ma oggi c'è più difficoltà a reperire risorse, non c'è più Pantalone a pagare". <br /><br />E poi "un intervento politico per aiutare il Comune appare difficile — nota il commercialista Umberto De Gregorio — i giudici non sono influenzabili, né possono essere commissariati per evitare il commissariamento del Comune. Se poi fosse dissesto, si possono sempre ipotizzare, a quel punto, interventi finanziari da Roma". <br /><br />Insomma per De Gregorio il dissesto sembra via obbligata. Mentre l'ex assessore Marcello D'Aponte insiste sulle insufficienti dismissioni di immobili: "Si è scelta la strada sbagliata di affidare a una società in house, carente di capacità gestionali nel ramo, il compito di proseguire le attività del gestore privato. Eppure Romeo gestioni aveva ancora un anno di contratto: c'era tutto il tempo di programmare soluzioni alternative". (da Repubblica) <br /> (30.01.14)