Recep Tayyp Erdogan più forte degli scandali. Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo del premier turco vince le elezioni amministrative con il 45% dei consensi.<br /><br />Conquistata senza problemi Istanbul, l’Akp la spunta per meno di un punto percentuale anche ad Ankara e cresce rispetto alle precedenti amministrative.<br /><br />“Era scontato – sostiene un abitante di Ankara, Necdet Goker – Non importa quanti voti abbiano perso, e non hanno perso nulla. Così doveva andare. Questo è un voto di reazione”.<br /><br />Staccatissimo il principale movimento d’opposizione: il Partito repubblicano del popolo si ferma al 28%, ma denuncia numerose frodi e reclama la vittoria nella capitale.<br /><br />“Perché il CHP non cresce in termini di voti? Perché non ha soldi per farlo – spiega Sami Kilicoglu, sostenitore dell’opposizione – Questo è il motivo per cui Erdogan è potente. Distribuisce soldi e carbone, per questo vince”.<br /><br />Erdogan è riuscito a convincere il suo elettorato che la tangentopoli del Bosforo sia il frutto di una manovra politica alla quale il governo ha risposto bloccando twitter e youtube.<br /><br />“I risultati delle elezioni saranno probabilmente interpretati dal premier come un sostegno alla sua leadership. Nel suo intervento dopo il voto, Erdogan ha fatto capire che l’esito del voto è il prodotto delle sue rivendicazioni nazionaliste, delle sue posizioni religiose e delle sue politiche autoritarie”.<br /><br />Il giorno dopo il voto il ‘sultano’ di Ankara ritrova una posizione di forza e avvia la rappresaglia: “Inutile scappare – ha detto – i traditori pagheranno per quello che hanno fatto”.