Mustafa viene da Kobane, in Siria. Una settimana fa era un pastore, oggi è un rifugiato fuggito in Turchia.<br /><br />L’avanzata jihadista ha costretto lui e la sua famiglia di 17 persone a lasciare tutto per salvarsi la vita. Ora vivono in un parco a Suruc, pochi chilometri oltre il confine, e passano il giorno alla ricerca di acqua potabile.<br /><br />“Isil è arrivato nel nostro villaggio e le persone sono cadute in miseria. Tutti hanno avuto paura e sono scappati – dice Mustafa Misto – Cosa fanno di male questi bambini? Erano spaventati”. <br /><br />“Ci hanno attaccato con bombe e carri armati. I civili non hanno nulla a che fare con la guerra, ma sono quelli che muoiono – agggiunge Mustafa – La situazione è estremamente difficile. Qui cercano di prendersi cura di noi, ma per i bambini è molto dura. Possiamo solo stare qui seduti ad aspettare”.<br /><br />“Hanno rubato il nostro bestiame, siamo stati saccheggiati – ricorda sua sorella – Abbiamo abbandonato la nostra casa e la fattoria. Hanno bruciato tutto. I bambini sono rimasti feriti. Quelle persone sono il male”.<br /><br />Da venerdì scorso, più di 144.000 profughi curdi hanno oltrepassato il confine turco. Circa l’80% – rivela l’alto commissariato Onu per i rifugiati – sono donne e bambini.