Anche l’ultimo programma di allentamento monetario a sostegno dell’economia americana arriva al capolinea. A decidere di mettere la parola fine al cosiddetto “Quantitative Easing”, ovvero l’acquisto di titoli di Stato e mutui ipotecari per immettere liquidità nel sistema, è stata la Federal Reserve al termine del suo vertice. <br /><br />Una decisione attesa, quella del comitato di politica monetaria guidato dal governatore Janet Yellen, a fronte di una crescita prevista al 3% quest’anno e di un tasso di disoccupazione oggi sotto il 6%. <br /><br />Il piano, il terzo dall’inizio della crisi ecomica, era stato lanciato dal predecessore di Yellen, Ben Bernanke, ed era arrivato a pompare nell’economia 85 miliardi di dollari al mese. A fine 2013 la decisione di rallentare il ritmo, fino allo stop di questo mercoledì. <br /><br />La recente volatilità sui mercati non ha fatto cambiare idea alla Fed, secondo cui l’obiettivo di inflazione del 2% non è in pericolo. <br /><br />La capacità inespressa nel mercato del lavoro sta diminuendo, dice il comunicato della banca centrale a stelle e strisce, che promette però di mantenere i tassi ai minimi storici ancora per un periodo di tempo “considerevole”.<br /><br />Per approfondire la situazione abbiamo parlato con il corrispondente di Euronews da Washington, Stefan Grobe.<br /><br />Oleksandra Vakulina: “Dal 2008 la Federal Reserve ha lanciato tre diversi programmi d’acquisto di titoli. I primi due erano mirati principalmente a stabilizzare il sistema finanziario, l’ultimo ad “accelerare la ripresa”. Quanto è stata efficace la terza manovra?”<br /><br />Stefan Grobe: “La Fed ti risponderebbe che è stata senza dubbio efficace. Che la disoccupazione è scesa da oltre il 7% a sotto il 6%. Che l’economia è cresciuta, anche se in maniera modesta. Che ha spinto le assunzioni e che ha aiutato ad abbassare i tassi d’interesse a lungo termine. Ora, i critici di Capitol Hill e del mondo accademico, persino dentro la Fed, ti direbbero invece che il programma ha soltanto aumentato le disuguaglianze esistenti in America. Che i nuovi posti di lavoro sono pagati poco. Che gli stipendi ristagnano e che l’economia in generale è cresciuta in modo erratico. Per cui, il concetto è: la classe media ha preso una batosta, mentre gli investitori sono diventati ancora più ricchi”.<br /><br />Oleksandra Vakulina: “Per quasi sei anni la banca centrale ha pompato liquidità nell’economia statunitense. Ora che il programma d’acquisto è terminato l’economia è abbastanza forte per sostenersi senza gli stimoli e crescere per conto suo?”<br /><br />Stefan Grobe: “È la domanda da un milione di dollari. Ricordiamoci che il terzo round di stimoli ha gonfiato i bilanci della Fed a livelli mai visti. Il denaro che la Fed ha stampato per comprare bond, oltre 3 mila miliardi di dollari, potrebbe alimentare un’inflazione eccessiva quando la crescita finalmente prenderà piede. Oppure potrebbe creare delle bolle speculative in grado di causare instabilità a livello finanziario e, potenzialmente, una nuova crisi. Poi c‘è sempre il rischio di un ritorno di fiamma della crisi che potrebbe essere innescato da qualsiasi fattore esterno”.<br /><br />Oleksandra Vakulina: “Ogni decisione della Fed viene attentamente monitorata fuori dagli Stati Uniti, ma questa è di particolare importanza. In che modo influenzerà l’Europa e i mercati emergenti?”<br /><br />Stefan Grobe: “Se l’economia statunitense riprende velocità, questo dovrebbe dare ad Europa e mercati emergenti una grossa spinta. Ma ci sono altri elementi importanti in tal caso: ciò che succederà al dollaro, al prezzo del petrolio, e, infine, che piega prenderanno le cose all’interno dell’Eurozona”.
