Ciprian Popa è un capitano della Guardia Costiera romena che pattuglia le acque del Mar Nero per garantire la sicurezza dei confini esterni dell’Unione Europea. Da diversi mesi, con i suoi colleghi, è impegnato nel contrasto di un nuovo fenomeno: carrette del mare cariche di migranti irregolari in arrivo dalla Turchia, che cercano un approdo in Europa sulle coste romene del Mar Nero. <br /><br />I numeri non hanno niente a che vedere quelli degli sbarchi sul Mediterraneo, ma le autorità cominiciano a chiedersi se si tratti di episodi isolati o di nuove rotte, che i trafficanti hanno aperto per sfuggire ai controlli su quelle più battute. Quella che porta oggi in mare Popa e i suoi uomini è solo un’esercitazione. Pochi giorni fa, hanno però effettuato un vero salvataggio nel cuore della notte. <br /><br />“Abbiamo intercettato un’imbarcazione alla deriva con tutte le luci spente – ci racconta Popa -. Non sembrava che ci fossero segni di vita. Dopo circa dieci minuti è però uscita fuori una ventina di persone: uomini, donne e anche un bambino piccolo… Dovevano aver fatto tre giorni di navigazione e, dopo una traversata così lunga, trovarmi davanti un neonato che sorrideva mi ha allargato il cuore”. <br /><br />Se ancora oggi gli occhioni della piccola Huner sorridono è grazie a capitan Popa. A cinque mesi appena, per lei papà Ali sogna già un futuro da musicista. Insieme alla moglie aveva lasciato Kobane quando la città siriana era teatro di feroci combattimenti. Ad accoglierli è poi stato un campo profughi in Turchia ed è lì che è nata Huner. Per 6.500 euro dei trafficanti li hanno poi portati in Europa in cerca di pace. <br /><br />“Ho 27 anni appena e ho già visto la guerra – racconta Ali -. Ho visto delle persone uccise e altre morire davanti ai miei occhi… Ad altre ho visto amputare le gambe, perché il confine con la Turchia è minato… Quando poi vedi morire un amico, qualcuno che conosci bene… E’ straziante vederli che se ne vanno così. Ed è durissimo anche vedere la tua casa distrutta, la casa in cui hai sempre vissuto, saltare in aria in un attimo…”. <br /><br />Il compito di Popa è anche intercettare chi organizza gli sbarchi e lucra sui migranti. Oltre ai 70 che ha tratto in salvo, sull’imbarcazione che ha portato la piccola Huner in Europa c’erano anche tre scafisti turchi. Tutti sono stati arrestati e accusati di aver organizzato la traversata clandestina. <br /><br />Interventi come questo sono coordinati dal centro di sorveglianza di Costanza. Madalina Zamfir è tra coloro che sono chiamati a effettuare le segnalazioni. <br /><br />“Nessuno può entrare nell’Unione Europea, sfuggendo ai nostri controlli – dice -. Grazie alla nostra strumentazione siamo in grado di intercettare imbarcazioni anche al di sotto dei 20 metri, da una distanza di 12 miglia nautiche”. <br /><br />I pattugliamenti via mare di Popa e dei suoi uomini sono l’altra faccia degli accordi di Schengen. Sottoscritti nel 1985, ma entrati in vigore solo 10 anni dopo, prevedono che all’abolizione dei controlli ai confini tra i paesi aderenti faccia da contraltare un potenziamento di quelli alle frontiere esterne dell’Unione Europea. Se Irlanda e Regno Unito non hanno aderito, Cipro, Croazia, Bulgaria e Romania aspirano invece ancora ad entrare nell’area Schengen. Tutti sono però in lista d’attesa e a quest’ultima si richiede fra l’altro di intensificare il contrasto a corruzione e crimine organizzato. <br /><br />I migranti salvati da Popa hanno trovato rifugio in un centro per richiedenti asilo finanziato dall’Unione Europea a Galati. Tra loro anche un uomo che ad Aleppo faceva il parrucchiere. I suoi figli sono ancora laggiù e per ragioni di sicurezza preferisce non mostrare il volto alle telecamere. <br /><br />“I trafficanti turchi mi avevano mandato delle foto della barca sul cellulare – ci racconta – : dalle immagini sembrava uno yacht a cinque stelle. Mi avevano anche detto che la traversata del Mar Nero, dalla Turchia alla Romania, sarebbe durata solo 10 ore. Una volta sul posto, la barca si è però rivelata essere un rottame: tutta arrugginita, senza niente da mangiare, e poi, invece di dieci ore, il viaggio in mare ne è durate 48…”. <br /><br />“A metà della traversata – prosegue -, quando eravamo in pieno Mar Nero, il capo dei trafficanti si è messo a gridarci degli ordini: ‘Spegnete tutti i cellulari! Che nessuno fumi più!’. L’atmosfera è diventata tesa e pesante d’un colpo. Poi sono cominciate ad arrivare delle onde enormi…”. <br /><br />Mentre gli vengono prese le impronte digitali, continua poi a raccontarci ulteriori dettagli della sua traversata. Il meccanismo utilizzato per organizzarle è rodato e complesso, per non lasciare nulla al caso. Le importanti somme richieste a chi sogna l’Europa vengono addirittura “congelate” fino al completamento del viaggio. <br /><br />“Per 9.500 euro i trafficanti avevano detto che mi avrebbero portato dalla Turchia alla Germania – racconta ancora -. Per rassicurarmi sul fatto che sarei arrivato a destinazione il denaro è stato affidato a un intermediario. Una volta in Germania dovrò quindi chiamarlo perché sbloc
