A nove giorni dal terremoto che ha sconvolto il Nepal, a Katmandu e in tutto il paese il clima prevalente è di lutto e preghiera.<br /><br /> Il bilancio ufficiale delle vittime supera i 7000 morti, ma resta provvisorio. Secondo molti, alla fine, potrebbe superare i 10.000.<br /><br /> “Il terremoto ci ha fatto passare molti problemi. Sono qui per pregare per tutti i miei”, spiega una donna.<br /><br /> Le autorità nepalesi hanno chiesto alle squadre di soccorso straniere di lasciare il paese. Secondo un portavoce del ministero dell’Interno, dopo nove giorni non ci si attende più di trovare superstiti.<br /><br /> Con la maggioranza della popolazione costretta a dormire all’addiaccio, in mezzo ai rifiuti, si teme un rischio sanitario, sia per il possibile scoppio di epidemie di colera che per l’alto numero di cremazioni dei cadaveri.<br /><br /> E mentre si vanno spegnendo i riflettori dei media, in Nepal l’emergenza non è certo passata:m ancano cibo, acqua potabile e medicinali, soprattutto da destinare ai bambini, e poi coperte e te
