Richiamati gli ambasciatori di Nuova Zelanda e Senegal, gelo con l’amministrazione Obama. Israele reagisce con rabbia all’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu della risoluzione che chiede lo stop all’espansione delle colonie nei Territori palestinesi.<br /><br /> I coloni sono convinti – come annuncia il governo – che la decisione non sarà rispettata: “La risoluzione? Credo che l’ONU non abbia mai rappresentato lo Stato di Israele – dice Shlomo Levi, residente nell’insediamento di Har Homa – È sempre stato contro Israele. Noi continueremo, come sempre, a fare quello che riteniamo giusto, per il bene di Israele e del popolo di Israele”.<br /><br /> Entusiasta Hamas, l’organizzazione che controlla la Striscia di Gaza. La Giordania parla di decisione storica, ma a Ramallah la notizia viene accolta con prudenza: “Non cambierà nulla. È solo una questione politica – sostiene Khalil Jemzawi, abitante di Ramallah – Speriamo che possa almeno aiutare la nostra gente. Tuttavia, non ci aspettavamo questo voto. Ora però non deve rimanere solo sulla carta. Aspettiamo di vedere quando sarà concretizzato sul campo”.<br /><br /> La risoluzione, approvata con l’astensione di Washington, chiede l’alt immediato agli insediamenti e la creazione di uno Stato palestinese. È la prima risoluzione di condanna a Israele dal 1979. <br /><br /> Ma Donald Trump già promette un cambiamento delle cose, appena entrerà in carica, e il primo ministro Benjamin Netanyahu dice di guardare già al lavoro del presidente eletto il quale – si legge in un comunicato – “negherà gli effetti di questa risoluzione”.<br />