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Dentro la strategia terroristica dell'Isil

2017-01-20 11 Dailymotion

Nel giugno 2014 Abu Bakr al-Baghdadi ha unilateralmente proclamato la nascita di un califfato tra la Siria nord-orientale e l’Iraq occidentale.<br /><br /> La strategia terroristica dello Stato islamico si è da subito basata sul ricorso a jhadisti localizzati fuori dal territorio del califfato. <br /><br /> In una inchiesta del New York Times, la giornalista Rukmini Callimach ha potuto chiarire molti punti finora oscuri di questa strategia, chiamata “Emni” in arabo, e basata sulla selezione e formazione di combattenti stranieri. Rivelazioni rese possibili dalla testimonianza di Harry Sarfo, un terrorista pentito tedesco, detenuto nella prigione di Brema. <br /><br /> A proposito della Francia, Sarfo racconta qualche conversazione riportata da conoscenti: <br /><br /> “I miei amici gli hanno chiesto della Francia – dice – e loro hanno cominciato a ridere. Ma molto, fino alle lacrime. Dissero, “Non preoccuparti della Francia”.<br /><br /> Sarfo ha aggiunto:<br /><br /> “Per gli Stati Uniti vengono utilizzate tecniche differenti, perché l’ingresso e l’uscita dal territorio è più difficile. La selezione dei terroristi negli Stati Uniti e in Canada passa attraverso i social media”. <br /><br /> “La radicalizzazione avviene in maniera più facile. Se non hanno precedenti possono poi andare a comprarsi un’arma così non abbiamo bisogno che un nostro uomo che se ne occupi. <br /><br /> Esiste inoltre una tecnica utile a nascondere i segni visibili della radicalizzazione, Harry Sarfo racconta: <br /><br /> “Quando tornano in Francia o in Germania, possono dire: “Sono stato solo in vacanza in Turchia”. Più restano nello Stato Islamico, più i servizi segreti occidentali diventano sospettosi, ecco perche hanno velocizzati i tempi delle formazioni”.<br /><br /> Abou Mohammed Al-Adnani, siriano, è il portavoce dell’organizzazione Stato Islamico è indicato come una figura chiave nella selezione dei fedeli, ha il ruolo di coordinatore degli attacchi condotti all’estero. <br /><br /> Gli attacchi si ripetono in Europa e nel resto del mondo. A San Bernardino a dicembre 2015 sono morte 14 persone. A Orlando nel 2016 le vittime sono 49.<br />In Turchia si contano 3 attentati nel 2016, almeno 66 i morti. I Tunisia sono state 60 le vittime di due attacchi nel 2015. <br /><br /> Secondo l’ex ambasciatore dell’Unione europea in Turchia<br />Marc Pierini è necessario rinforzare la cooperazione con Ankara in materia di scambio di informazioni. <br /><br /> “Si tratta di cooperazione nella lotta al terrorismo, quindi si tratta di procedure giudiziarie, di polizia, si scambio di liste … La maggioranza dei giovani che vanno in Siria, provengono dai quartieri poveri, non sono istruiti, son disoccupati, con un indottrinamento religioso vago, molto vago”. <br /><br /> Di fronte alla minaccia terroristica l’Europa sembra ancora alla ricerca di risposte. Finora ha privilegiato l’inasprimento dei controlli sui social media e sui gruppi di estremisti che utlizzano le moschee come punto di contatto.<br />

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