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Punta Licosa, alla Biennale le «passerelle» per l’inclusione

2025-08-28 98,179 Dailymotion

“Contaminare” il paesaggio incontaminato di Punta Licosa senza mancare di rispetto a Madre Natura è la mission che si sono dati gli architetti dell’associazione no profit NewItalianBlood capitanati da Luigi Centola per valorizzare e tutelare il paradiso della sirena Leukosia, quel promontorio, ad 80 chilometri a dislivelli. E’ complesso accedere al mare, anche per bambini ed anziani, per la profondità minima vicino sud di Salerno, tutelato per la biodiversità e la bellezza,e che si affaccia sul mare per circa 5km nel comune di Castellabate, all’interno del Parco nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano. Il progetto architettonico e paesaggistico, firmato dallo stesso Centola e dagli architetti Mariano Cuofano ed Eleonora Malandrino con la consulenza dell’ingegnere strutturista Gennaro Senatore, è stato selezionato dalla Biennale di Architettura di Venezia dove è esposto al Padiglione Italia fino al 23 novembre. «Attualmente — esordisce Centola — la tenuta di punta Licosa, circa 350 ettari e una decina di ruderi di proprietà del principe Angelo Granito di Belmonte, visitabile solo nel periodo invernale e accessibile solo in pochi punti su invito, presenta grande difficoltà di accesso al mare a causa dei forti alla costa e la presenza di pietre e rocce affioranti».<br /><br />La proposta di NewItalianBlood, che ha incontrato il favore dell’amministrazione comunale di Castellabate e dello stesso principe Granito di Belmonte, si concentra su interventi minimi temporanei e reversibili che consentono l’accessibilità ampliata, sostenibile e sicura dell’area costiera e marina reinterpretando i dispositivi di soglia terra-acqua. Una serie di dispositivi tecnologici temporanei sono utili per accedere, riscoprire e fruire il mare e il patrimonio sommerso in modo sostenibile e sicuro:<br /><br />1. Passerelle stagionali leggere sollevate su tubolari in acciaio di riciclo lunghe fino a 40 metri, per favorire l’accessibilità anche ai disabili e alle persone con mobilità ridotta, dai 5 metri di altezza della scogliera direttamente al mare;<br /><br />2. Percorso semi-galleggiante ancorato al fondale lungo circa 400 metri per l’accessibilità estiva all’isola direttamente da terra, utilizzabile anche per la balneazione sostenibile al posto delle barche e per eventi/spettacoli suggestivi sull’acqua;<br /><br />3. Parco semi-sommerso con elementi sagomati in pietra ricostruita di diverse dimensioni e a varie profondità che si adattano alle rocce per agevolare l’accesso al mare e la balneazione e facilitare l’avvicinamento ai reperti senza alterare l’ambiente marino. L’effetto di «camminamento» sulle acque è molto suggestivo e va di pari passo con la fruizione del mare in modo diverso e sostenibile senza creare impatto all’ambiente sottomarino, alla flora e all’avifauna. Non solo, «Le troppe barche che in estate ormeggiano nei pressi dell’isola — riprende Centola — consigliano la razionalizzazione delle presenze, suggeriamo di creare un campo boe e interdire l’ancoraggio selvaggio ai natanti privati». Fin qui il progetto sulla carta. Per la realizzazione c’è bisogno di tempo e di risorse. Ma Centola non dispera: «Negli ultimi due anni abbiamo sviluppato una ventina di progetti da realizzare nel Parco del Cilento, Alburni e Vallo di Diano che possono invertire il declino del territorio. In un paese civile gli architetti servono anche a lanciare messaggi culturali e proposte di futuro su cui confrontarsi, non solo a costruire». (Gabriele Bojano)

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