Una bandiera palestinese tenuta alta da medici, operatori sanitari e cittadini per la giornata nazionale di digiuno per Gaza. È all’ospedale Torregalli di Firenze che si apre il 28 agosto alle 12.30 il primo appuntamento della catena di manifestazioni toscane contro la strage di massa nella striscia. Manifestazioni che, partite da un'iniziativa toscana, si sono poi diffuse in tutta Italia.All’ingresso della struttura sanitaria al fianco di medici e infermieri anche numerosi cittadini. «Questa è un’iniziativa che è stata organizzata dai nostri colleghi di Pisa e abbiamo iniziato con loro un digiuno a staffetta che oggi si conclude con un digiuno nazionale. Ci sono state oltre 20 mila adesioni - spiega Saverio Benedetti, medico - Vogliamo sottolineare lo stato di carestia che è stato creato intenzionalmente a Gaza. Ci sono state già 300 morti per fame nella striscia, di cui 70 bambini. Una tra questi è Marah, morta a Pisa pochi giorni fa».I partecipanti si sono radunati per chiedere lo stop alla fornitura di armi e l’apertura ai corridoi umanitari. Ma non solo. La richiesta più forte è rivolta alle istituzioni sanitarie: riconoscere lo stato di genocidio. «Chiediamo anche ai colleghi, ai pazienti e ai farmacisti che aderiscano alla campagna di BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) nella sospensione dei farmaci israeliani. È un modo per colpire la loro economia» continua Benedetti. La mobilitazione, che coinvolge operatori sanitari, associazioni e sindacati, è stata promossa dalla rete #digiunogaza, da sanitari per Gaza e dalla campagna BDS “Teva? No grazie”. «Vogliamo dire basta a questo massacro. Non possiamo più tollerare questa situazione. Era obbligatorio che anche l’ordine dei medici partecipasse a questa iniziativa. Noi siamo per la vita non per la morte», spiega Pietro Dattolo, presidente dei medici della provincia di Firenze. Presenti a sostenere i colleghi davanti al San Giovanni di Dio anche alcuni medici in pensione. Tutti hanno un obiettivo comune: sospendere i medicinali israeliani. «Si tratti di farmaci generici e che quindi possono essere facilmente sostituibili - spiega Roberto Comi, cardiologo in pensione - È quindi necessario fare questa azione di forza tutti insieme per uno scopo comune: dire basta al genocidio».