Quando si ha la sensazione di non avere più nulla, il corpo diventa un’ancora di salvezza. Testa, braccia, mani e gambe sono qualcosa che ognuno di noi possiede. Anche se non è sempre stato così, il corpo dovrebbe appartenere sempre a chi lo abita. Così, spostarlo nello spazio può diventare un atto politico e rivoluzionario. I monaci buddhisti lo sanno bene, per loro il corpo è l'unico mezzo attraverso il quale possono meditare, agire, esistere. Per questo motivo, dalla fine di ottobre 2025, un gruppo di monaci buddhisti ha deciso di attraversare gli Stati Uniti a piedi, in silenzio e con un solo obiettivo: portare un messaggio di pace, gentilezza e compassione al mondo intero. La loro Walk for Peace è un’impresa straordinaria: 2.300 miglia (oltre 3.700 chilometri) in tre mesi, da Fort Worth, in Texas, fino a Washington DC. <br />[idgallery id="157085" title="La lunga marcia per il voto delle donne"] <br /> <br />Perché camminano? <br />La marcia dei monaci è un atto di protesta contro i conflitti e un pellegrinaggio spirituale. La Walk for Peace nasce per diffondere pace, compassione, gentilezza e guarigione interiore in un’America segnata da forti divisioni sociali. Tappa dopo tappa, i monaci incontrano le comunità, parlano con le persone e invitano a riscoprire il valore della non violenza. Il loro obiettivo finale è anche simbolico: chiedere al Congresso di riconoscere come giornata federale il Vesak, la festa della nascita e dell’illuminazione del Buddha. Un modo per raccontare un mondo basta sull'unità, l'integrazione e la diversità. <br />[idarticle id="2160156,1693609,752193" title="Donne e lavoro: la lunga marcia delle italiane,75 anni della repubblica: la marcia dei diritti delle donne italiane,Women's March di Los Angeles: “Vi racconto la mia marcia contro Trump''"] <br /> <br />La rivoluzione parte dal corpo, la storia ce lo dimostra <br />«Ho le mie braccia, ho le mie mani / Ho le dita, ho le gambe / Nessuno può togliermeli», cantava Nina Simone in Ain’t Got No / I Got Life nel 1968, lo stesso anno della morte di Martin Luther King. Tre anni prima di questo brano, le tre marce da Selma a Montgomery avevano segnato una svolta per il movimento dei diritti civili negli USA. La lotta alla segregazione razziale era partita dal corpo: non muoversi, spostarsi, occupare spazi non concessi e camminare. Dalla Marcia del Sale di Gandhi (1930), circa 390 km contro il monopolio britannico sul sale, fino alle marce di Martin Luther King, quelle per la pace in Vietnam e per i diritti delle donne: il passo lento e condiviso è sempre stato un gesto di resistenza non violenta e di richiesta collettiva di cambiamento. Anche oggi, in un mondo segnato da conflitti e divisioni, camminare resta uno dei simboli più potenti di unità, ascolto e speranza. <br />[idgallery id="274329" title="Martin Luther King e 50 anni di lotta alle discriminazioni razziali"] <br /> <br />Camminare senza mai sdraiarsi <br />Qualche giorno fa, i monaci hanno superato la metà del percorso, entrando nel North Carolina. Sono in 18, guidati dal Venerabile Bhikkhu Paññākāra, che affronta l’intero cammino a piedi nudi. Due dei monaci seguono una pratica ascetica antichissima: non possono mai sdraiarsi. Possono solo camminare, stare in piedi o sedersi, anche durante la notte. «Si siedono in posizione di meditazione e meditano per tutta la notte. È così che recuperano le energie», spiega Neeraj Bajracharya, portavoce dell’iniziativa. Le strade americane, però, sono tutt’altro che gentili. Ogni giorno i piedi di Paññākāra vengono fasciati per curare ferite causate da vetri, chiodi e pietre. <br />[idarticle id="2298425" title="Buddhismo in Italia: una ricerca svela che per il 36% è una filosofia di vita"] <br /> <br />Una marcia che conquista il mondo <br />In ogni capitale di Stato, i monaci vengono accolti da migliaia di persone. I loro canali social contano oltre un milione di follower. Quando arriveranno a Washington DC, chiederanno al Congresso di riconoscere il Vesak come festa federale. «Washington è il cuore della nazione. Se raggiungiamo quel cuore, possiamo raggiungere il cuore di tutti gli americani», spiega Bajracharya. «La pietra fondante di questa iniziativa è la pace, l’unità, la compassione e la guarigione», aggiungono i monaci. In un mondo attraversato da conflitti, la loro marcia lenta e silenziosa è una lezione potente: la rivoluzione può cominciare anche da un passo dopo l’altro, a piedi nudi.
