Milano, 11 mar. (askanews) - Diretto da Fabio Calvi, l'evento TV sul Nove "Io, Vladimir - Stefano Massini racconta Putin" - questa sera in prima serata - vede sul palco i musicisti Luca Baldini, Mariel Tahiraj, Saverio Zacchei, Massimo Ferri ad accompagnare e scandire con musiche originali un intenso racconto che copre mezzo secolo di storia russa e non solo russa, mentre sullo sfondo - come parte integrante della scenografia - si alternano suggestive immagini d'archivio frutto di un'accurata ricerca volta ad evocare le atmosfere e i significati più profondi dietro ai fatti storici. Abbiamo intervistato il drammaturgo e protagonista Massini e gli abbiamo chiesto da dove nasce la sua interpretazione, così partecipata: "Nasce dal fatto che noi non possiamo permetterci di raccontare soltanto quello che è concluso, quello che è finito. Dobbiamo raccontare anche il presente. Ho sempre creduto, ho pensato che la narrazione debba essere uno strumento per capire meglio l'attimo, il presente, l'ora. Ecco perché mi piace molto spostare il mio sguardo su quei personaggi che sono i protagonisti del momento che noi stiamo vivendo adesso. L'ho fatto con Trump, lo faccio adesso con Vladimir Putin, un personaggio che è sulle nostre cronache tutti i giorni, il cui volto vediamo tutti i giorni al punto tale che a volte siamo in grado perfino di dubitare del fatto che siano ingrassati, dimagriti, che stiano bene o male, che siano gonfi, magari che prendano dei farmaci. Lo sguardo di noi tutti è sui lividi che stanno sulle mani di Donald Trump, piuttosto che sul gonfiore che ci racconta un qualche male non raccontato di Vladimir Putin. Siamo capaci di guardare gli sguardi di queste persone continuamente, i volti, le fisionomie, al punto, ripeto, da azzardare addirittura delle diagnosi, tanto li conosciamo" dice.In realtà di loro non sappiamo niente, fa notare Massini. "La loro storia è una storia che, come nel caso di Vladimir Putin, ci manca, che non conosciamo così bene. E allora ben venga il cinema che le racconti, il teatro, in questo caso un teatro televisivo, una televisione teatrale. Non so che cosa sia, per fortuna non ho una definizione al mio modo di stare a metà fra i due linguaggi che amo così tanto. Però credo che sia una storia importante da raccontare per la gente, per capire, perché poi alla fine non possiamo più permetterci nemmeno di creare questa barriera fra noi e gli altri. Noi italiani e i francesi, gli inglesi, gli americani, i russi, come se fossero altra cosa. È come se in questo dire 'noi e gli altri' ci fosse già una scusante al fatto che ci disinteressiamo degli altri perché non saremmo in grado di capirli, non essendo noi. E invece no, invece è l'essere umano sempre. E quando vai a leggere queste storie ti rendi conto che in realtà c'è qualcosa che le unisce tutte ed è proprio l'umanità. Quindi questa è la ragione per cui è importante raccontarla", aggiunge.Lei prima ha parlato di violenza."Sì, ce(...)
