La Condanna di Rubin "Hurricane" Carter – Il pugile che non si arrese mai<br /><br />Il video ricostruisce la vicenda giudiziaria di Rubin "Hurricane" Carter, un promettente pugile di peso medio degli anni '60, ingiustamente condannato per un triplice omicidio che non aveva commesso. La sua storia, divenuta celebre grazie alla canzone di Bob Dylan e al film con Denzel Washington, è un'epopea di razzismo, errori giudiziari e una straordinaria lotta per la libertà durata quasi vent'anni.<br /><br />La narrazione parte dalla notte del 17 giugno 1966 a Paterson, New Jersey. Tre persone furono uccise a colpi d'arma da fuoco all'interno del bar Lafeyette Grill. Carter e un giovane amico, John Artis, si trovavano nelle vicinanze e furono fermati dalla polizia, che li identificò come sospettati basandosi su testimonianze oculari fragili e contraddittorie. Entrambi avevano un alibi (testimoni li avevano visti altrove), ma Carter aveva due caratteristiche che lo resero un bersaglio perfetto: era nero e aveva precedenti penali (da giovane era stato incarcerato per rapina). La stessa notte, un'altra coppia di criminali (Arthur Bradley e Alfred Bello) era stata vista nei pressi del bar, ma la polizia li ignorò.<br /><br />Il documentario esplora il processo, segnato da pesanti irregolarità. Il testimone chiave, Bello, inizialmente disse di non riconoscere gli aggressori, ma dopo essere stato arrestato per un altro crimine, cambiò versione e identificò Carter e Artis in cambio di una riduzione della pena. I giurati, tutti bianchi, condannarono i due imputati all'ergastolo, nonostante la scarsità di prove materiali. Carter, che prima del processo aveva combattuto per i diritti civili e si era schierato contro la violenza poliziesca, divenne il simbolo di un sistema giudiziario razzista.<br /><br />Attraverso interviste ad avvocati che hanno seguito il caso (tra cui lo storico difensore Myron Beldock, che lavorò pro bono per anni), a giornalisti d'inchiesta, a compagni di prigione di Carter, e al fratello e ai figli di Rubin, il video ricostruisce la lunga battaglia legale. Nel 1974, una corte d'appello annullò la condanna, ma un secondo processo (caratterizzato da nuove irregolarità) lo condannò nuovamente. Carter continuò a dichiararsi innocente e, nel 1976, scrisse la sua autobiografia The Sixteenth Round, che ispirò Bob Dylan a scrivere la celebre canzone "Hurricane".<br /><br />La svolta arrivò nel 1985, quando il giudice H. Lee Sarokin, esaminando le prove, definì la condanna di Carter "basata su razzismo e non su fatti". Sarokin annullò definitivamente la sentenza, e Carter uscì di prigione dopo 19 anni. Artis fu rilasciato poco dopo. Il vero assassino non fu mai trovato, ma Bello e Bradley, i due veri responsabili (o almeno testimoni complici), non furono mai perseguiti.<br /><br />Il video si chiude con la vita di Carter dopo la prigione: si trasferì in Canada, divenne un attivista per i diritti dei carcerati ingiustamente condannati, e lavorò come direttore esecutivo dell'Association in Defence of the Wrongfull
