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progetto # 2006/2009 - a cura di: gruppo S.A.N.

2009-10-05 0 370 Vimeo

Progetto # (2006/2009) è un esperimento di accostamento in tempo reale tra materiali video, sonori e corporei, un formato performativo in continuo transito i cui partecipanti sono cambiati nel tempo spostando, così, gli orizzonti della ricerca artistica e i confini del gioco; ciò che è rimasto saldo all’interno del progetto è la volontà di non cercare una messa in scena ma di occuparsi concretamente dei materiali di lavoro, a favore della loro semplice esposizione. # non è, infatti, una parola che può essere letta, ma un simbolo che indica una funzione, un segno preposto al compimento di un’azione: allo stesso modo i percorsi di ricerca portati avanti dagli artisti coinvolti nel progetto confluiscono in # come materiali da compiere, nel tentativo di sorpassare il concetto di rappresentazione (nel senso di interpretare e portare in scena) per amplificare al massimo la funzione dell’esposizione. Esporre significa porre fuori, alla vista del pubblico; in particolare la ricerca sul movimento attuata per # ha portato alla messa in mostra del corpo di una performer (O. Giovannini) su di un tavolino di acciaio, nel compimento di dinamiche che non narrano né esprimono ma semplicemente evidenziano il corpo stesso nella sua azione di lasciarsi e farsi osservare, in una duplice relazione con l’occhio esterno in cui il corpo attrae lo sguardo nel momento stesso in cui esiste per e attraverso questo sguardo: il pubblico rende significativo il corpo, mentre il corpo rende significativo il pubblico. Suono e video creano, intanto, un habitat globale che contiene corpo, spettatori e luogo dell’azione: il lavoro sullo spazio è l’altro tassello fondante del progetto #, che modifica le sue linee di gioco a seconda del luogo in cui si trova ad accadere, facendosi influenzare dall’ambiente e tentando, nello stesso tempo, di influenzare l’ambiente stesso, attraverso diverse strategie di azione che vanno dall’assecondare il luogo, aderendo in modo silenzioso alle sue architetture, funzioni o radici, fino al debordare assordante di una potenza che spiazzi l’atmosfera originaria del posto. Per questo progetto S.A.N. ha collaborato con vari musicisti, tra cui P.P. Cozzolino, L. Rosacuta, L.J. Dusk, con la fotografa L. Milone e con l’artista Visualpaco, (Pasquale Direse, MFA Interactive Media and Environments, Groningen (NL), D.A.S.S. Digitale, La Sapienza 09, Roma), hypermediapunk performer che si occupa di comunicazione visiva legata al video elettronico e digitale conducendo una ricerca personale inerente l’interaction design environment, la performance audiovisuale in real-time e l’ipermedialità dei nuovi mezzi di comunicazione (visualpaco.blogspot.com). #6.1- l’accerchiamento a cura di S. Cova, F. Cerboni, O. Giovannini; video F. Cerboni; suono P. P. Cozzolino e Luca Rosacuta; corpo O. Giovannini; documentazione fotografica in progress L. Milone OSSERVATORIO 06, Teatro Cargo (Ge), 7 aprile 2006 Durante la sua prima fase, # si struttura come un formato di gioco in cui cinque persone si occupano di ambienti differenti, stabilendo a priori alcune regole: ricercare tra i materiali accumulati negli anni dal gruppo e non raccontarsi nulla sulla loro ricerca per il progetto. Il risultato visibile è un esperimento di accostamento in tempo reale tra materiali video, sonori e corporei, posti accanto senza fusione. Giustapposizione: accostamento di due o più termini da cui risulta un composto improprio. Lo spazio utilizzato per il lavoro è la platea di un teatro: si decide che il pubblico accerchierà il corpo sul tavolino, posto a metà della platea stessa. Le proiezioni in presa diretta del corpo sul fondale del palcoscenico fanno sì che le persone sedute nelle prime file, col tavolo alle loro spalle, non si rendano immediatamente conto che quello che vedono sul palco sta realmente accadendo dietro di loro. La performer sul tavolo, intanto, persegue un lavoro sui confini del suo limitato spazio d’azione, accettando la duplice possibilità di essere in balia dello sguardo di tutti così come di restare ignorato da quello di alcuni. Durata: dai 20 ai 30 minuti circa. #6.2 - l’isolamento a cura di S. Cova, F. Cerboni, O. Giovannini; video F. Cerboni; suono P. P. Cozzolino e L. Rosacuta; corpo O. Giovannini; documentazione fotografica in progress L. Milone Quarto Festival Internazionale di Danza Urbana URBAN BODIES, Palazzo Rosso (Ge), 22 settembre 2006 Nella sua seconda fase di attuazione il progetto sposta l’attenzione principalmente sulla relazione con l’ambiente (l’atrio e il cortile di un palazzo storico) e col pubblico, scegliendo di isolare la performer dietro a delle colonne di marmo: il pubblico starà aldilà di grandi porte di vetro che dividono in due il luogo e dovrà sforzarsi di cercare il corpo in movimento se vorrà vederlo in azione, mentre sul soffitto dello spazio scelto per il pubblico scorrono le videoproiezioni del corpo in presa diretta. Dietro le porte di vetro si crea un ambiente isolato riempito solamente da un suono che viene percepito dal pubblico in modo attutito: la visione esterna risulta silenziosa. La domanda è: chi viene messo sottovuoto? Durata: 2 ore circa. #9 - la distanza a cura di O. Giovannini e L. Milone; video Visualpaco; suono L.J. Dusk; corpo O. Giovannini; documentazione fotografica in progress L. Milone Rolli days: installazioni d’arte, danza, musica, performance, Palazzo Spinola, (Ge), 23 maggio 2009 Dopo un’interruzione di due anni il progetto viene ripreso grazie all’incontro con il musicista Fabrizio Castagnola (L.J. Dusk) e Pasquale Direse (Visualpaco), artista impegnato attualmente in una ricerca sull’interaction design. Per # si apre, così, un’ulteriore direzione di sviluppo basata sull’esplosione di una potenza visiva e sonora che sostiene il corpo nel suo isolamento sul tavolo d’acciaio: il mutamento della percezione, implicito nella pratica ipermediale dell’interaction design video-artistico legato al movimento del corpo, rende questa fase di lavoro ipnotica ed emozionante per lo sguardo esterno, mentre la forza del suono precipita il pubblico in un ambiente che si dissocia da quello originale; il suono attira i passanti all’interno dell’atrio di un palazzo dall’alto valore storico/architettonico, scaraventandoli all’improvviso in un habitat tecnologico e straniante condiviso con un corpo che si muove asetticamente su quello che potrebbe essere un tavolo da vivisezione così come un altare sacrificale. L’idea di partenza prevedeva che il pubblico transitasse liberamente nello spazio: #9 è una performance tra video, suono e corpo che ignora la predominanza di ogni linguaggio nel tentativo di rovesciare fuori il riverbero dei confini. L’interesse dei partecipanti si sposta dalla specificità del proprio territorio (CENTRO) alla ricerca della potenza che si muove lungo i BORDI; “i residui riguardano tutti gli spazi, il residuo deriva più in generale dal principio di organizzazione razionale del territorio: ogni organizzazione razionale del territorio produce un residuo … un bordo … un residuo … non sono oggetto di alcuna protezione: luoghi che si cerca di ridurre o di sopprimere eppure tutti costituiscono riserve biologiche … I limiti costituiscono in sé spessori: la loro ricchezza è spesso superiore a quella degli ambienti che separano. Pensare i limiti come uno spessore e non come un tratto” (G. Clément, Manifesto del Terzo paesaggio). Quello che è accaduto, invece, è stato il crearsi spontaneo di una barriera invisibile tra spettatori e performer immersa nell’ambiente virtuale delle videoproiezioni, una muta distanza attraverso cui si è intessuta una relazione tra un corpo che a tratti sembra perdere arti e volto, scontornandosi nei colori e nel suono, e un pubblico che non si preoccupa di azionare il meccanismo della comprensione razionale in quanto si trova ad abitare un ambiente in cui l’emozione passa esclusivamente attraverso la pelle: “Tutto sussiste, però niente appartiene più a nessuno; ogni cosa, presente nella sua forma completa, è svuotata di quella tensione combattiva connessa alla proprietà, si ha una perdita non dei beni, ma delle eredità e degli eredi” (R. Barthes, Il grado zero della scrittura). L’azione di esporre alla base dell’intero progetto ha anche il significato di abbandonare. Abbandonarsi. Durata: 5 loop da 20 minuti ciascuno. Approfondendo la ricerca sulle risorse centrali di #9, ovvero le tecnologie, da quelle più ancestrali come il corpo a quelle multimediali delle piattaforme di programmazione e sviluppo per gli ambienti virtuali in dialogo con l’elaborazione sonora, il progetto potrebbe arrivare alla forma di un’installazione audiovisuale interattiva con un numero indefinito di ipotesi performative: attraverso le tecniche sperimentali di motion capture e i sistemi interattivi si può interviene direttamente col corpo sulla performance audiovisuale, dando spazio a mutevoli possibilità a partire dalle linee poetiche e creative originarie. www.oliviagiovannini.net www.myspace.com/grupposan

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